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Eremo di S. Biagio
Chiesa S. Vitale
Palazzo Betta
Affreschi


Eremo di S.Biagio

"In circa mezz'ora di strada da Romallo, con piacevole passeggiata per l'antico sentiero degli Ori, si scende alla chiesa di S.Biagio ( la strada provinciale Revò-Sanzeno le passa a lato), con annesso ospizio. Il prezioso complesso edificiale è il più completo del genere che, nel Trentino, sia giunto fino a noi. Si trova sulla sommità di un enorme scoglio roccioso circondato da burroni della Novella profondi un centinaio di metri e monumentalmente erosi dalle acque nei sedimenti anauni. La vecchia strada gli scorreva davanti venendo da Romallo, varcando il burrone sul ponticello ad arco, chiuso da una porta protetta da un tettuccio(sulla facciata verso Romallo il pittore Bonacina ha dipinto un affresco, nel 1965,una madonna con bambino),e proseguendo poi verso Casez." La tradizione popolare, in parte confermata da talune scoperte archeologiche, vuole che in quel punto di transito obbligato sorgesse una torre romana, appunto a guardia dell'incrocio stradale per i valichi del Tonale e di Senale. Altra tradizione pone sul dosso di S.Biagio la primitiva chiesa di Revò.Tuttavia le più lontane notizie documentate del sacro edificio non vanno al di là del 1232 e vi era annesso un convento ( la leggenda dice di monaci Templari).
Nel successivo secolo il dosso è detto anche di S.Lazzaro: segno evidente che, dato la facilità con cui poteva essere isolato, vi era stato stabilito un recinto per lebbrosi. La cosa fu accertata nel dopoguerra, nel corso degli scavi per tracciare la strada provinciale del Novella. La leggenda parla anche, dei fantasmi degli appestati che giravano nottetempo con lumicini rossi attorno alla chiesa e ai campi vicini.Il monastero e l'ospizio sono ricordati nel 1340. Il conventino fu poi abbandonato e nel XVI secolo era diventato il covo dei banditi che terrorizzavano la zona. Restaurata più volte, la chiesa fu in seguito affidata ad un eremita. L'ultimo della serie fu Lorenzo Bertolini di Dambel, che i cronisti definiscono generoso e ospitale, morto nella seconda metà del XVIII secolo. Costui che è ricordato da un'epigrafe,sarebbe riuscito, secondo una tradizione popolare, a scoprire il rapitore di una fanciulla di Dambel. Un altra leggenda narra che S.Biagio stesso abbia abitato il romitorio assieme alle nove sorelle, la più giovane delle quali avrebbe dato nome al torrente Novella. Il luogo dove sorgono la chiesa e il conventino è senza dubbio uno dei più impressionanti e suggestivi delle Alpi. Le viti del Groppello scendono dalla prode di Romallo, frammiste ai frutteti, incorniciando, quasi, le balze di scaglia rosse, dette le Tor appunto per le loro bizzarre forme. Il panorama attorno è selvaggio e dabitato, d'una bellezza aspra che colpisce. L'insolita fioritura di leggende attorno agli antichi edifici solitari è perciò conseguente.La chiesa è orientata da oriente verso occidente. La sua facciata è pittorescamente plastica. Le ali asimmetriche del tetto stringono il campaniletto a vela. La porta è di gusto secentensco. A mezzo della facciata c'è una finestrella ad occhio. Vi sono poi dipinti un grande S.Cristoforo e lo stemma dei Conti d'Arsio (1658). Una scala sorretta da un arco rampante, sale al conventino (oggi casa Lorenzoni) che si poggia alla chiesa che forma con questa un caratteristico angolo verso mezzogiorno. Notevole l'interno a una navatina, con logge lignee su due pareti e un curioso pozzo dinnazi al presbiterio. Sul suo fondo sarebbe nascosta la mitica chioccia d'oro con dodoci pulcini della stesso metallo. Dall'arco santo pende una un gramde crocifisso ligneo. Una scritta (1668) ricorda "Nicolò di Domenico eremita di S.Biasio".La pala dell'altare è del 1667. L'altare raccoglie una lapide romana di calcare rosso, dedicata agli dei Mani da un certo Publio R.Severo in memoria della carissima moglie Serena Porcella.Una porticina immette alla cappella di mezzodì, detta dal Veber, la basilichetta, interessante piccolo ambiente a tre navatine romaniche. Sul vicino dosso della Vera, il dott. Giuseppe Silvestri di Revò, ha accertato la presenza(1969) di un castelliere dell'età del ferro (ceramica,tracce di fonderie).



 

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